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Il vento nuovo che soffia dalla Capitale. Romeo Chef and Bakery Roma.

Immagine 049L’avevo puntato da un po’, il Romeo, da prima ancora che aprisse. La Rete rende il mondo sempre più piccolo e l’eco dell’operazione che vede l’unione di due nomi ben conosciuti nel campo della ristorazione a Roma, Roscioli e Bowerman era già arrivata da tempo fin sotto le due torri. Alla prima occasione per una trasferta romana, approfittando delle mostre di Tiziano e di Helmut Newton a pochi passi l’una dall’altra, ho colto il momento per andarlo a provare “su strada”.

Originale e di impatto. Il design del locale ben si sposa con il concept bottega+ristorazione tanto in voga in questo momento. All’ingresso si incontrano per primi gli scaffali dei prodotti confezionati, giusto prima di rimanere colpiti dal ricco banco gastronomia, con i prezzi e l’offerta scritti su lavagne. A farla da padrone, manco a dirlo, soprattutto la pizza bianca e i prodotti da panificazione dei Roscioli.

Ci accoglie il cameriere e ci fa accomodare al tavolo prenotato. Ci metto un pochino a riprendermi dopo il primo contatto, sono quasi spaesato dalla particolarità del locale che, naturalmente, di sabato sera è pieno in ogni ordine di posto. Acqua naturale e subito plana sulla tavola un cestino di pane… no, di PANI tutti diversi e due quadrelli della pizza bianca di cui sopra. Il tempo di scegliere, ordinare pietanze e vino che uno dei camerieri ritorna con un piccolo omaggio da parte della gastronomia: Melanzane Sottolio e Stracciatella. Very Good.

Dalla carta dei vini ordiniamo un Kerner 2010 – Abbazia di Novacella, che ci accompagnerà per tutta la cena.
http://www.abbazianovacella.it/it/cantina-vini/vini/vini-bianchi-classici/4-kerner.html

Arriva, per me, la Coda alla vaccinara, crumble di cioccolata e coulis di sedano.
Grande classico della cucina romana, ça va sans dire. L’interpretazione del Romeo è simpatica e riuscita. Non ci si stupisce più dell’apporto del cioccolato fondente, soprattutto se come in questo caso è ben equilibrato.
La coulis di sedano sono le foglioline dell’ortaggio, rese croccanti dalla frittura, perfetto corollario alla soddisfazione di un piatto davvero ben fatto.

Contemporaneamente, dall’altro lato del tavolo, c’è una Tartare con olive taggiasche, salsa all’arancia e insalata.

Come spesso mi succede la misura della bontà del “suo” piatto è data dall’esigua quantità di quello che riesco ad assaggiare io. Si direbbe che fosse molto buona, quella tartare…

Nell’intermezzo tra le due portate ci giunge, a sorpresa, una seconda piccola portata “complimentary” dalla cucina: un nido di Linguine ai pomodori semisecchi, colatura di alici e polvere di caffè.

Sapori forti, ma ben marcati e distinti. Omaggio gradito, ringraziamento allo chef.

Panino di fegato grasso, chips di patate, ketchup di mango e maionese al passito.
Quando sono arrivato poco più in là della meta del piatto si è avvicinato il cameriere e mi ha chiesto molto discretamente se andasse tutto bene. La risposta è stata un sommesso mugolio e un gesto roteante della mano che lo ha fatto andare via voltandosi, probabilmente per non scoppiare a ridere. Il *panino* in realtà sono due molto più gestibili sandwich, all’interno di ognuno dei quali c’è una scaloppa di foie gras appena scottata. Una roba da impoverirti il dizionario: per mezzora sono riuscito solo a dire parole sconnesse, tra le quali sicuro la più frequente era “che figata”. Completano il piatto un paio di macchie di majonese yatta yatta blah blah e ketchup blah blah yatta yatta, più una manciata di chips di patate normali e violine, ma è un po’ come parlare degli altri dieci giocatori del Barcellona subito dopo un gol di Messi in rovesciata.
Nel derby col Real.
In finale di Champions.
Ci siamo capiti, insomma…

Burrata di Pisignano con alici del mar cantabrico.

Mi stavo ancora spellando le mani per il gol di Messi. Perdonatemi, ma me la sono fumata poco. Però quelle due lunghissime aliiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiici che la Gentile mi ha elargito, accompagnate dal pane del cestino mi sono piaciute molto. La Burrata è scomparsa abbastanza in fretta, non come la tartare ma quasi, quindi si direbbe che fosse piuttosto gustosa pure quella.

Fondant al cioccolato in salsa al caffè e caviale di frutti rossi.
Dolce da prendere in due. Un blocchetto di cioccolatissimo immerso nella salsa di caffè, roba da impalugare(*) il palato di generazioni di bambini frettolosi e golosi, se non preso con la dovuta cautela. Spiluccandolo in due poco alla volta, invece, è un dessert piacevolissimo. Il caviale di frutti rossi è un simpatico tribute alla cucina “scientifica”. Ci sta.

(*)impalugare è un verbo quasi esclusivamente bolognese, che descrive alla perfezione quel mistico momento in cui ti si incolla la lingua al palato e hai la chiara sensazione che non ti si staccherà mai più. Il prodotto palugone per eccellenza è il Tortino Porretta, chi ha fatto l’asilo, anzi l’ “Esilo” negli anni ’70 a Bologna e dintorni ce l’ha per sempre nei suoi sogni peggiori.

Insieme al caffè arriva un altro, gradevole e gradito omaggio da parte della cucina: piccola, minuscola pasticceria. 3 x 2 squisiti dolcetti come saluto prima del conto.

Spesa finale, in due, suppergiù un centone; che di questi tempi, volendo parlare anche di vil denaro, non è poco ma che comunque li vale tutti e non solo per il cibo, comparto in cui si intuisce chiaramente l’impronta di Cristina Bowerman. Il servizio è puntuale senza essere nè invadente nè ingessato, l’ambientazione in generale è piacevole. Un bel locale, dove passare una serata cenando o dove fermarsi in un altro momento della giornata per un momento più easy. Spero di tornarci ancora.

ROMEO Chef & Bakery
Via Silla 26/a
00192 Roma
Tel (+39) 06 32 110 120
Apertura ore 09:00
Chiusura ore 24:00
email info@romeo.roma.it

Sito web: http://www.romeo.roma.it

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One thought on “Il vento nuovo che soffia dalla Capitale. Romeo Chef and Bakery Roma.

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