Altre Destinazioni/Locali/Roma

Faraonico Farinetti. Foodie goes to Eataly Roma

Certe volte, quando mi trovo a Roma, mi capita di sentirmi come l’italiano negli USA della barzelletta, quello che “In States tutto big, tutto grande!!!”. Eataly Roma stupisce per le dimensioni già a distanza di qualche centinaio di metri, quando lasci la Colombo e lo vedi da lontano in tutta la sua imponenza: tre piani, 14.000 mq. Più grande anche dei fratelli di New York e del Lingotto a Torino. Una volta entrato la sensazione di sbalordimento del povero foodie felsineo, abituato ai minuscoli tre piani del fratellino minore di Bologna, ricavato in un ex-cinema del centro e per giunta in coabitazione con la libreria Coop, diventa se possibile ancora più grande.

Che cosa ci troverete dentro all’Eataly della Capitale ? Molto semplice: tutto.
I tre piani di questa specie di Disneyland della gastrofighetteria sono una roba da mal di testa: tra ristorazione e vendita di prodotti c’è davvero da perdere la bussola. Qualsiasi cosa uno pensi a proposito di cucina, da bere o da mangiare, da leggere o da utilizzare qui c’è (e costa cara, naturalmente).

C’è il vino, c’è la birra – un piccolo birrificio che produce live, patrocinato da Teo Musso aka Mr. Baladin- c’è il laboratorio che produce mozzarelle di bufala davanti ai vostri occhi, c’è il forno del pane che sforna 70 formati diversi tra pani, pizze e focacce, c’è il chiosco delle piadine, a strisce bianche e azzurre come in Riviera da noi, ci sono una macelleria fornitissima e griffatissima, un banco del pesce davvero bello da vedere e giusto accanto un oyster bar dove gustare i pregiati molluschi crudi, magari affiancati a un bicchiere di bollicine.

E poi la ristorazione: un’offerta di 13 differenti scelte, più o meno “street”, oltre alla punta di diamante, il Ristorante Italia (www.ristoranteitalia.eataly.it) condotto da Gianluca Esposito, già Executive del ristorante di Eataly Bologna, che a giudicare da menù, ambientazione e target di clientela non nasconde ambizioni stellate.

Alla fine del giro, perso nell’obiettivo di visitarlo tutto ancorchè di corsa, non sono riuscito a comprare granchè. Giusto un po’ di pane di segale, di noci, un barattolino di mostarda e un vassoietto di praline al corner Venchi da consumare subito, nient’altro. Oltrettutto, essendo in treno non avrei saputo dove mettere nemmeno una confezione di Foie Gras.

Però ho fatto un po’ di foto, per rendere l’idea (e ci mancherebbe…)

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