Foodie's speaker corner/Hate

Foodie Hates. 10, no, anzi 15 cose che detesto. Pure qualcuna di più.

  • Le Pizze già tagliate a spicchi. Lo so, su queste stesse pagine virtuali ho magnificato Berberè e Padoan. Ma sta cosa della pizza gourmet condita amorevolmente spicchietto per spicchietto comincia a farsi un po’ troppo strada. Rivendico il diritto all’incoerenza, ma soprattutto alla mia pizza tonda, che diamine.
  • Le Briciole nei piatti. Per carità, bellissimo lo spargimento a mo’ di pangrattato dell’ingrediente di turno in forma di briciole, ma non vi pare di esagerare un po’ ?
  • La Santissima Trinità catodica: Parodi, Clerici e Buddy Valastro il Boss delle Torte.
  • La Santissimissima Trinità PayCatodica: “Mappassone”, “Diludendo” e “Figospaziale”. Basta.
  • Le Posate di design impossibili da maneggiare.
  • Le apparecchiature senza manco la tovaglietta di carta. Vi credete furbi a far passare come “di tendenza” il fatto di risparmiare sulla lavanderia ?
  • I “Presìdi”. Mi fanno venire in mente quella democristiana della mia Prèside ai tempi delle superiori. O in alternativa, i cateteri. Giuro: nel gergo delle forniture farmaceutiche si chiamano proprio così, e questo prima che sloufud si appropriasse indebitamente del termine.
  • Cartelli, avvertenze e modalità d’uso. In generale mi stanno sulle palle i cartelli, gli avvisi e tutte quelle cose appese o inserite in giro per i menù che ti raccomandano che cosa fare o non fare. Quelli di Farinetti dentro Eataly, in particolare, li trovo più odiosi di tutti, quasi quanto quella trattoria di pesce che scrive nel menù che loro non servono il vino finto del contadino, che il loro fritto non glielo dovete rovinare col limone e che non fanno gli spaghetti allo scoglio perché a Cesenatico e Milano Marittima non ci sono gli scogli.
  • La Tagliata. “La tagliata è solo una trappola semantica, un trucco per gastroanalfabeti, non è nulla, non esiste, non fa parte della cucina, è lo spaghetto allo scoglio di terra, non ha ricette, tagli di carne specifici, tempi di cottura definiti, non la si può prendere e poi avere pretese.” – L’ha detto uno che ne sa più di me, ma avrei voluto scriverlo io.
  • Quelli che non ci credono, tipo gli amici che “si spende un tot e non si mangia un cazzo”.
    Andatevene in pizzeria o al mangificio a 20 Euri e non rompete le scatole a me. Certi locali certa gente non se li merita. certi altri invece se li merita eccome.
  • Quelli che ci credono troppo (e magari avranno pure ragione, ma Bottura, dai, Bottura, ma non ti ascolti quando parli ?)
  • Quelli che ci credono troppissimo e a Bottura chiedono l’autografo.
  • Quelli che se ne approfittano, tipo Ladurèe che ti fa pagare “10 Euri pe’ quattro biscotti” (cit. mia sorella).
  • I sommelier, sia quelli veri che quelli finti e si atteggiano. Quelli che ti dicono “La senti la rosa canina ? E l’albicocca ?” Io sento *il vino*, a fatica capisco se è bianco o rosso, e mi è pure capitato che la bottiglia mi sembrava sapesse di tappo ma mi vergognavo a chiedere di cambiarla, che accidenti vuoi da me ?
  • Quelli che ti rompono il cazzo se ti vedono fare una foto a un piatto.
  • I Food Designer. Ma anche i Food Expert, Cake Specialist, Wine Evangelist, Caviar taster, Oil sarcazzolier. Scendete dal pero, per favore.
  • I Food Blogger, tutti. A cominciare dal sottoscritto

Parola di Foodie Fighter.

P.s. : “Ehi, tu, con quel piatto di carbonara in mano, dove credi di andare ? Vieni qui un attimo, vieni…”

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10 thoughts on “Foodie Hates. 10, no, anzi 15 cose che detesto. Pure qualcuna di più.

  1. Non posso che quotare tutto 😀
    “e mi è pure capitato che la bottiglia mi sembrava sapesse di tappo ma mi vergognavo a chiedere di cambiarla” …… io chiesto di cambiarla, ma tutti a dire che non era vero, gestore, sommelier, moglie, amici ….. per me sapeva di tappo, sarà che non capisco 😀

  2. I piatti che sembrano assaggi, i vini d’annata che sono buoni dopo 3 ore di “respiro”, (una cena dovrebbe durare meno, altrimenti si chiama matrimonio), i dessert col disegno di zucchero a velo, il bicchiere sbeccato, due fragole a 5 euro, l’acqua ferrarelle, i piatti troppo, troppo, troppo, di design, la pizza che esce dal piatto (portami le forbici…), il pomodorino pachino a decoro, e si, assolutamente il mandarino coi semi nella macedonia…

  3. “Trovò un infuso di rose e fece delle prove. Il guaio era che non se ne intendeva proprio di tè, insomma non a questo livello. Eppure negli ultimi anni andava di moda intendersene. Tutta colpa delle enoteche: una volta il vino era il vino, già tanto che si distinguessero bianco e rosso, e il più delle volte si beveva anche quel rosso fresco e frizzantino che adesso viene schifato come la peste, per non parlare del rosé, che sembra diventato Satana in persona. Oggi invece sono tutti sommelier, parlano di barrique, di lacrima, di persistenza, di struttura, di sentori di viola e liquirizia (con una nota di vaniglia), di ritorni di aromi fruttati. E la cosa allucinante è che questo non si limita al vino, c’è gente che parla allo stesso modo della birra, dell’olio (che per le persone normali è solamente buono o cattivo), della mozzarella e persino dell’acqua, per limitarci solo al settore gastronomico, perché altrimenti si potrebbero citare le bici, l’abbigliamento da corsa, le mazze da golf e chi più ne ha più ne metta.
    Ogni cosa richiede una laurea: anche il tè, pare.”

    Diego Galdino, Il primo caffè del mattino 😉

  4. Le torte bindi, i piatti di 30cm di diametro con dentro una cacatina di mosca costosissima, la pizza con le patatine, la fiorentina cotta su piastra a gas/elettrica, la cucina molecolare (il puré di pane lo do alle galline, no ai cristiani), la “presentazione” che significa un sacco di soldi per puttanate che non si mangiano e la cacatina di mosca di cui sopra in cibo, l’olio piccante fatto col semi vari, la birraccia al posto dell’artigianale ad accompagnare una buona pizza, la torta zeppa di panna e crema dopo il lauto pasto, che fa effetto “tonnellata di piombo sullo stomaco”…

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