Ricette/Sing A Song - Piatti in Vinile.

“Per quello che ho da fare… Faccio le Tigelle.”

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Guarda un po’ che bel regalo che vi fa il Foodie a questo giro. Le Tigelle sono una delle specialità tipiche dell’Appennino, in particolare di quella zona che sta a cavallo tra le province di Bologna e Modena. Zocca è uno dei luoghi d’elezione di questo particolare lievitato. Ma se dici Zocca pensi subito anche al suo più illustre cittadino: Vasco Rossi.

Se mai vi capitasse di trovarvi in una tavolata da queste parti, tra tigelle e Lambrusco, probabilmente comprendereste al volo parecchi aspetti del personaggio e dei suoi sanguigni conterranei. Questa ricetta è dedicata a lui, al sommo rocker venuto dalla montagna, ricordandolo come l’ho apprezzato io quando ero mooooolto più giovane e stupido di allora, per niente Foodie, ma già con l’animo rock del Fighter.

“Domani sera scrivo a mia madre,
che non voglio tornare
sto troppo bene le dico
prepara il letto solo per Natale
– astro del ciel…- “

Ingredienti PER 6 PERSONE (40 tigelle circa)

– farina di grano tenero 00 700 gr.
– zucchero 1 cucchiaio
– sale 40 grammi
– lievito di birra in cubetti 2 cubetti
– strutto (oppure olio di semi) 30 grammi
– acqua minerale 20 cc
– latte 20 cc
– acqua tiepida 200 cc

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“che tanto prima non voglio tornare
per quello che ho da fare
faccio il militare
e non mandarmi nemmeno dei soldi
che qui non serve nemmeno averli
tanto è uguale “

In primo luogo è necessario setacciare i 700 gr. di farina e poi, in una ciotola capiente aggiungervi i 40 gr. di sale e 1 cucchiaio di zucchero.
Intiepidire 200 cc. d’acqua e, in un contenitore a parte unirvi i 20 cc. latte .
Sciogliervi dentro i due cubetti di lievito di birra.
Unire il lievito alla farina e lavorare l’impasto, unendovi i 30 gr. di strutto.
Quello che dovrete ottenere al termine della lavorazione sarà una palla ma non appiccicosa: se fosse troppo molle aggiungete farina, se invece è dura unite un goccio di acqua.

“Domani sera sono di guardia alla polveriera
mi scoccia un poco a dire la verità
perché è domenica sera
ma non ci si può rilassare
i Russi possono arrivare
ogni ora, ogni ora, “

Riporre la palla di pasta per tigelle nella ciotola e sigillare con la pellicola per alimenti, quindi dimenticarsela per un paio d’ore, preferibilmente in luogo tiepido e asciutto, onde concedere ai lievitini di divertirsi ascoltando Vasco.

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***SUPERTRUCCO NR.1***: Al termine delle prime due ore la palla si sarà gonfiata: voi fate finta di niente, recuperate l’impasto e aggiungete l’acqua minerale gassata: vedrete subito la reazione con il lievito perché farà un sacco di bollicine e si gonfierà a vista d’occhio. Lavorare nuovamente l’impasto, aggiungendo un po’ di farina se serve, fino a che non sia liscio e non appiccicoso, poi ricoprire nuovamente con la pellicola e lasciar lievitare le tigelle ancora per almeno 2 ore.

“e se ci portano via le armi
come facciamo la guerra dimmi… coi bastoni?
“ma io non lo so ….io piango e basta”
domani c’è esercitazione di tiro con il cannone
spariamo colpi che possono arrivare
fino in Giappone…..Buuuuuu….”

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Infarinare il piano di lavoro e il mattarello, quindi dividere la pasta in palline : la dimensione giusta della pallina, per una tigella di 7/8 cm di diametro, è suppergiù quella di un mandarino. Stirare con il mattarello le tigelle: non troppo sottili (2mm ca.)

***(SUPERTRUCCO NR.2)***: ripiegare il dischetto a metà, per creare la “bolla” vuota che ospiterà il companatico una volta che la tigella sarà cotta e verrà aperta. Schiacciare di nuovo con il mattarello perché non si aprano.

Cottura: è lunga da spiegare che la tradizione vorrebbe che le tigelle fossero cotte utilizzando gli appositi testi in terracotta, impilate accanto al camino utilizzando foglie di castagno alla stregua della carta forno. In realtà, nelle case dell’Appennino Modenese prima ancora della posa del primo mattone si provvede ad acquistare l’apposita padella chiusa a cerniera, detta guardacaso TIGELLIERA. In mancanza, va bene anche una piccola padella in ghisa.
cucina_tradizionale_tigelliera_alluminio_7_posti_2Avete solo un’antiaderente ? Vabbè, mi giro dall’altra parte e faccio finta di nulla. Se usate la padella girate le tigelle spesso e controllate la cottura ogni 2 minuti: le vedrete prima gonfiarsi e poi dorare. Occhio che da qui in poi hanno la pessima attitudine a bruciarsi !!!

“ma non si può provare
non si può stare a sparare in giro
Non siamo mica gli Americani
che loro possono sparare agli Indiani
[VACCA gli Indianiii]”

E’ il momento della prova: sintomo di una corretta lievitazione e procedimento è l’apertura a conchiglia della tigella: incidendola sul bordo le due metà dovrebbero facilmente separarsi, pronte ad ospitare degna farcitura.

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Le tigelle si gustano insieme ai salumi più disparati, formaggi molli (stracchini, casatelle…), l’esportazione al di fuori dei confini della provincia di Modena ne ha sdoganato l’abbinamento all’onnipresente Nutella, che il Foodie disapprova con sdegnata fermezza. Molto più “local” l’usanza di accompagnarle a secondi in umido, tipo un coniglio alla Cacciatora, ma la vera esperienza mistica è quella di prendere in mano la tigella rovente, aprirla e sciogliere dentro la conchiglietta una cucchiaiata del caratteristico Pesto Modenese: un trito di Lardo o Pancetta, Aglio, Rosmarino, Parmigiano-Reggiano. Only The Brave: non siamo mica quei fighetti degli americani, noi…

“Non siamo mica gli Americani
che loro possono sparare agli Indiani
[VACCA gli Indiani !!!]
………………………………..…
Non siamo mica gli Americani
che loro possono sparare agli Indiani
[VACCA gli Indiani !!!]”

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