Ricette/Sing A Song - Piatti in Vinile.

Scoperte tardive: Black Keys e Colatura di Alici.

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Piccole confessioni da Foodie: ammetto candidamente di essere indietro. Sarà l’età non più verde che mi fa essere un po’ meno reattivo, sarà la conseguente velata diffidenza e la scarsa attitudine a lasciarmi andare con entusiasmo tra le braccia di novità passeggere o forse il pericolo di ritrovarsi preda di mode effimere, fatto sta che sono uno a cui capita spesso di “scoprire” cose che magari dai più sono già apprezzate da secoli.

“Down in the waves
She screams again
Roar at the door
My mind can’t take much more
I could never drown”

Uno di questi casi esemplari si è verificato poco tempo fa, quando mi sono ritrovato di fronte a un ingrediente antico riscoperto dalla cucina moderna: la Colatura di Alici, prodotto tipico del borgo di Cetara, in Costiera Amalfitana. Una sorta di riedizione del garum conosciuto fin dai tempi dell’Antica Roma, una salsa ambrata, dalla consistenza oleosa e dal profumo intensissimo di alici che deve una parte del proprio ritorno in auge a un locale che della ristorazione di quella zona sono diventati ormai un simbolo: il Don Alfonso 1890 della famiglia Iaccarino.

“Clouds covered love’s
Barbed-wire fence
Strung up, strung out
I just can’t go without
I could never drown”

Dice: ok, ma con il rock che c’entra ? Beh, c’entra eccome, perché nonostante sia ormai una decina d’anni che questo ingrediente è ritornato nelle cucine italiane, il sottoscritto si è accorto della sua presenza solo di recente, cosa che, come spiegato, mi accade spesso anche con taluni gruppi rock emergenti, di cui mi capita di accorgermi solo quando sono già belli che emersi.

“They wanna get my
They wanna get my
Gold on the ceiling
I ain’t blind
Just a matter of time
Before you steal it
It’s alright
Ain’t no blood in my eye”

Un esempio ? I Black Keys, il duo di Akron che mi ero filato il giusto, fino a quando un amico mio di quelli “avanti” non mi ha invitato ad approfittare dell’occasione di un loro concerto a Monaco di Baviera per una gita fuori porta che alla fine si è rivelata come una vera folgorazione.

“Down in the waves
She screams again
Roar at the door
My mind can’t take much more
I could never drown”

E dunque, in onore di questo gruppo scoperto tardivamente, ecco la mia ricetta per la fine ideale della Colatura di Alici, trofeo di guerra dell’ultima visita al Tempio capitolino dell’Enogastronomia: Spaghetti alla Colatura di Alici di Cetara e Pomodorini Confit.

“They wanna get my
They wanna get my
Gold on the ceiling
I ain’t blind
Just a matter of time
Before you steal it
It’s alright
Ain’t no blood in my eye”

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Ingredienti :

  • 500 Gr. di Spaghetti di Gragnano
  • 3 cucchiai di Colatura di Alici
  • 3 cucchiai di Pane Grattugiato Tostato
  • Peperoncino Fresco
  • Aglio
  • 20 Pomodori Pachino

“Clouds covered love’s
Barbed-wire fence
Strung up, strung out
I just can’t go without
I could never drown”

I Pomodorini Confit. Recentemente ho imparato che si possono fare anche con il microonde: si tagliano a metà, si dispongono a pancia in su, si condiscono con olio, sale, origano e una puntina di zucchero. Si infornano (a 180° in forno convenzionale, a massima potenza per il micro) e si fanno andare fino a quando non saranno asciugati per bene. Occhio a non seccarli troppo.

“They wanna get my
They wanna get my
Gold on the ceiling
I ain’t blind
Just a matter of time
Before you steal it
It’s alright
Ain’t no blood in my eye”

Nel tempo che si cuoce la pasta, si prepara in una padella un fondo di aglio, olio e peperoncino, quando gli spaghetti saranno cotti all’80% si scolano e si saltano in padella utilizzando qualche cucchiaio dell’acqua di cottura, insieme ai 3 cucchiai di Colatura di Alici, i pomodorini confit preparati in precedenza e il Pane Grattugiato Tostato. Sapori decisi, netti, ruvidi e graffianti, proprio come il rock dei Black Keys. Enjoy.

“They wanna get my
They wanna get my
Gold on the ceiling
I ain’t blind
Just a matter of time
Before you steal it
It’s alright
Ain’t no blood in my eye”

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