Foodie's speaker corner

La Serrata dei ristoratori bolognesi. Uno sciopero per sopravvivere.

diana_1Dobbiamo prendere prestiti in banca per pagare tasse, contributi e accise. Le sembra normale? Io negli ultimi tre anni ho creato posti di lavoro e pur con due locali spesso pieni, mi trovo, se voglio essere onesto, a non farcela a far fronte a tutte le spese. […] Siamo considerati continuamente evasori, furbi e ladri. Bologna però è la terza città d’Italia per fedeltà al fisco”. La voce di Massimiliano Poggi, Chef e Patron del Ristorante “Al Cambio” è la voce della ristorazione bolognese tutta, che reagisce e scende idealmente in piazza per protestare contro una situazione che si è fatta insostenibile a causa dell’eccessiva pressione fiscale alla quale sono sottoposte le attività di ristorazione.

«Lunedì sciopereremo in tanti. Attaccheremo un cartello all’ingresso dei nostri ristoranti con tanto di motivazioni […]“Non accettiamo più di essere il bastone di sostegno dello Stato. Noi ristoratori non abbiamo cassa integrazione, nessun tipo di sgravio. Ora sono a rischio anche le aziende storicamente sane» continua Poggi. Chiedono di essere ascoltati, gli esercenti bolognesi: c’è il Cambio di Via Stalingrado, ma ad aderire allo sciopero saranno in tanti : lo Scacco Matto di Mario Ferrara, insieme all’Anice Stellato, l’Antica Osteria Romagnola, Ciacco, la Piazzetta, l’Antica Trattoria di Sacerno, Acqua Pazza, Barsotti a Marzabotto, le gelaterie Cremeria Funivia e Cremeria Scirocco.

http:// www.video.mediaset.it/player/playerIFrame.shtml?id=426015

Questa la fredda cronaca, la fonte è il Corriere di Bologna di ieri, ma della serrata si sono interessati anche altri organi di informazione, dal TG5 al Fatto Quotidiano. Il Foodie non è un ristoratore, ma conoscendo molti dei soggetti coinvolti e la realtà in cui si muovono non puo’ che condividere il loro disappunto. Mai come in questi ultimi tempi è stato difficile, per chi si occupa di ristorazione, condurre la propria attività nel rispetto delle norme igieniche e fiscali, magari perseguendo obiettivi di qualità.  E’ emblematico che la prima protesta “di settore” prenda vita proprio da Bologna, città simbolo della tradizione culinaria italiana: se è vero che la rinascita economica post-crisi deve e puo’ ripartire dai settori dell’eccellenza quali ad esempio il comparto enogastronomico è anche vero che le aziende vanno sostenute e considerate risorse su cui investire. Ridurre la pressione fiscale sarebbe già un buon inizio.

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