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10 buoni motivi per cui i Foo Fighters dovrebbero venire a suonare in Romagna.

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Ci sono poche altre cose che il Foodie ama quanto il cibo: la musica rock, per esempio. In particolare quella dei Foo Fighters, cioè il gruppo al cui nome si è  (indegnamente) ispirato per battezzare il suo blog di cucina, ristorazione e fucking news dal mondo food. Comprensibile, dunque, l’entusiasmo con cui il sottoscritto ha accolto la notizia dell’iniziativa Rockin’1000, una mobilitazione popolare per convincere il gruppo di Dave Grohl a venire a suonare in Romagna. L’idea èvenuta a Fabio Zaffagnini ed è talmente pazza che potrebbe persino funzionare: raccogliere 1000 musicisti all’Ippodromo del Trotto di Cesena una sera di luglio per suonare tutti insieme contemporaneamente uno stesso pezzo dei Foo Fighters.

“Learn to Fly” è il pezzo prescelto; la performance dei magici mille entrerebbe nel Guinness dei Primati ma l’intento principale è far leva sul grande cuore di Dave Grohl, “the nicest person of R&R” e convincerlo a portare chiappe, chitarra e gruppo in terra di Romagna per un concerto senza precedenti. Intanto la macchina si è messa in moto: per realizzare l’evento Rockin’1000 sono necessari 40.000 euro ed è possibile contribuire alla causa  donando fondi attraverso la piattaforma di crowdfunding Ginger, oppure proponendosi come volontari o musicisti direttamente al sito www.rockin1000.com. Il 14 marzo si è tenuta una prima serata di presentazione del progetto al Teatro Verdi di Cesena, con l’esibizione del gruppo dei Monkey Fighters, tribute band italiana dei Foos.

A fronte di cotanto entusiasmo il Foodie non poteva certo tirarsi indietro ed è per questo che ha messo a disposizione il suo blog per promuovere l’iniziativa e convincere i Foo Fighters a venire a suonare in Romagna. E quale migliore leva se non la gola ? Ecco, dunque, una lista di ottimi motivi per cui ci aspettiamo che i Foo Fighters non tarderanno a farsi vivi da queste parti. Enjoy.

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  1. Cappelletti e Tagliatelle (L’importanza di essere arzdòra).
    Nella famiglia tradizionale romagnola la figura della madre di famiglia è da sempre il principale punto di riferimento, non semplicemente l’angelo del focolare, ma autentica manager di tutta l’economia domestica. Vuole la tradizione che la capacità di impastare e stendere la sfoglia costituisse, per le giovani fidanzate di un tempo, una sorta di prova d’esame al cospetto delle future suocere, capaci di intuire dal movimento del bacino se quella che avevano di fronte avesse o meno le potenzialità di essere una arzdòra (letteralmente “colei che regge”): una madre e una moglie capace di mandare avanti una famiglia.
    La sacralità della sfoglia, in Romagna, trova la sua massima espressione in tagliatelle e cappelletti, questi ultimi in brodo o al ragù, ripieni di solo formaggio o di carne, per eccellenza piatti della festa e simbolo di convivialità. Impossibile resistere a un piatto di tagliatelle o cappelletti fumanti, rigorosamente confezionati a mano. Non chiedetevi mai quali sono i migliori, ogni romagnolo vi risponderà “Quelli della mia nonna”.  E indiscutibilmente avrà ragione lui…
  2. Strozzapreti.
    Il nome parla chiaro: sono talmente golosi da indurre in tentazione il più morigerato dei sacerdoti e mangiarne fino a strangolarsi. Pasta corta di semola, che si prepara a mano arricciando piccoli pezzetti di pasta sulla spianatoia. Ottimi con il ragù, ma l’esperienza davvero mistica sono “i Strozaprit cun i Stridul”, con gli stridoli, un’erba spontanea che cresce ai margini dei campi. 100% Romagna.
  3. Passatelli.
    Non si butta via niente, nemmeno una briciola di pane. Pangrattato – da pane non condito, mi raccomando…- Uova, Parmigiano Grattugiato e Noce moscata. Il lusso della semplicità. Da “spremere” direttamente nel brodo oppure, only the brave, da tirare con il tipico strumento, il “Ferro”. Della diatriba con gli emiliani sulla presenza o meno di una grattata di scorza di limone si potrebbe parlare per ore. Di sicuro, in quelli che assaggeranno (perchè li assaggeranno…) Dave & Co, la scorza di limone ci sarà.
  4. Castrato.
    Irrinunciabile. La carne di agnellone alla griglia rimane uno dei capisaldi tra i secondi di carne della Romagna. Uno dei piatti che maggiormente rispecchia il carattere degli abitanti di questi luoghi, dal sapore forte e deciso che non ammette compromessi, esattamente come la musica dei FooS.
  5. I Salumi di Mora Romagnola.
    No, non c’entrano le belle ragazze dai capelli neri, qui si parla di altre bellezze. Si tratta di uno dei più begli esempi di recupero e salvaguardia della biodiversità: è stato l’impegno di alcuni allevatori appassionati, unito all’impiego di moderne tecniche di allevamento allo stato semi-brado che hanno consentito di salvare questa razza suina tipica –  che deve il suo nome al particolare manto di colore scuro – minacciata di estinzione a causa della scarsa adattabilità all’allevamento intensivo.
    L’ alimentazione a base principalmente di ghiande e di prodotti del sottobosco dona alle carni un sapore dalle note caratteristiche, la buona aria di Romagna provvede a fare il resto, regalando alla tavola prodotti di norcineria di qualità e sapore ineguagliabili.
  6. Squacquerone e Formaggio di Fossa.
    Due formaggi che non troverete in nessun’altra parte del mondo. Il primo – fresco e morbido – comincia a diventare solo ora prodotto da esportazione per merito della fratellanza con l’amica piadina, il secondo è un formaggio di pecora la cui stagionatura di tre mesi nelle tipiche grotte ovali della zona di Sogliano sul Rubicone conferisce sapore e sentore pungente. Entrambi da provare  insieme alla tipica composta di fichi caramellati, danno dipendenza.
  7. Sangiovese.
    Rosso, sanguigno, specchio del carattere passionale dei romagnoli. Dicono che per sapere se si è in Romagna basti bussare a una porta e chiedere da bere: se ti offrono del vino vuol dire che sei in Romagna, se ti offrono dell’acqua sei da un’altra parte. Sulle colline da Ravenna fino a Rimini il vitigno del Sangiovese la fa da padrone indiscusso, il vino del Passatore si sposa alla perfezione con tutta la cucina di queste terre ed è il padre putativo di gran parte di vini di toscani di alto lignaggio, dal Brunello ai Supertuscans come Sassicaia e Ornellaia.
  8. Saraghine, Canocchie e…
    Il mare di Romagna è generoso quanto la sua terra. Da Comacchio a Cattolica i pescherecci riversano nei mercati pesce di grande qualità: le vongole sono “poverazze” , il pesce azzurro più diffuso sulle griglie della rustida romagnola – la cosa più vicina ai bbq party made in USA – è la saraghina e solo per i più coraggiosi la Cannocchia, un mollusco che nasconde le sue prelibate carni sotto una corazza robusta e puntuta, indispensabile in ogni zuppa di pesce che si rispetti.
  9. Ciambella Romagnola e Bustreng
    Più nota la prima, un po’ meno il secondo: la Ciambella Romagnola è un classicissimo di fine pasto in tutte le trattorie lungo la Via Emilia a est del Sillaro, servita insieme a un bicchiere di Cagnina dolce nel quale pucciarla, piluccandosi le dita a ogni morso. Il Bustrengo, “al bustreng” è un dolce di origine povera, anzi poverissima, a base di pane raffermo, zucchero, uova e strutto. Il migliore ? Quello che sforna  Daniele Marziali, fornaio anarchico e molto rock, nella sua minuscola bottega di Saludecio, sulle colline che sovrastano Rimini.
  10. La Piadina.
    Ultima della lista, come ogni superstar che si rispetti. Regina incontrastata dello street food da prima ancora che lo street food esistesse. Il suo profumo evoca il sapore di vacanze al mare, spensieratezza, libertà: il ricordo di piade mangiate seduti sul bordo di un marciapiede in compagnia degli amici prima di lanciarsi nelle notti sfrenate della Riviera. Acqua, farina, sale e strutto, la formula magica della felicità non è mai stata così semplice. Ripiegata e farcita, i puristi la amano accompagnata in abbinamenti i più semplici possibili: prosciutto crudo, squacquerone, rucola, verdure grigliate, oppure in formato crescione/cassone, ripiena di quelle che qui chiamano semplicemente “èrbe”, cioè erbette di campo saltate in padella. 
  11. Allora, ragazzi, che ci fate ancora lì in America? 
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