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La Piadina, Nonna Gigliola e Proust. Un viaggio in Romagna di chiosco in chiosco.

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Premessa numero uno: questo post non ha nessuna pretesa di essere né una guida, né tantomeno una recensione. L’ispirazione mi è venuta mentre attendevo il mio turno in fila davanti al chioschetto delle piade all’inizio del Lungomare di Cervia/Pinarella (*) e ho notato il cartello testè esposto. Premessa numero due, in qualche modo legata alla numero uno: per quanto abbia frequentato in lungo e in largo la Riviera e la Romagna il Foodie nasce e resta emiliano, non romagnolo. Comprende la sacralità e l’importanza della piadina per chi in Romagna c’è nato per davvero, ma tenta di affrontare l’argomento con la modestia del non autoctono.

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Le mie “memories of piada”, simili probabilmente a quelle di tanti della mia generazione e delle seguenti, sono legate in particolare alle prime vacanze con gli amici, a tutte quelle serate iniziate con una cena – nutriente ed economica – a base di piadina o un crescione mangiati seduti sul marciapiede di fronte al chiosco. I “miei” chioschi erano quello delle due sorelle (zitelle ?, mah…) che gestivano la piadineria subito fuori dal Camping Cesenatico negli anni ‘80/90 o quella delle due vecchine lungo la SS16 a Savio, il chiosco montato DENTRO il giardino di casa, attaccato al guardrail della statale, e due grossi cani Rottweiler a fare da assicurazione contro eventuali esagitati notturni.

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Eppure – ti ritrovi a pensare mentre attendi il tuo turno – è solo un disco di pasta cotto sulla piastra, che cosa avrà mai di tanto speciale da farci stare qui, in fila davanti al chioschetto di Pinarella, all’ora di pranzo e di cena, ogni santo giorno della stagione delle vacanze da giugno a settembre ? Pensi e ti domandi quante risate si sarebbe fatta la nonna Gigliola se le avessero detto che mezzo secolo più tardi della sua bombola del gas e del suo ombrellone fior di chef si sarebbero mai scomodati per fornire la *loro* santa interpretazione della piada, impasto e relativi abbinamenti.

Pensi e finalmente arriva il tuo ordine. Porgendo a Lei la sua Prosciutto Crudo, Squacquerone e Rucola t’immagini la nonna Gigliola che scuote ancora la testa mentre aggiunge la rucola, neofighetteria dei tempi moderni, poi finalmente puoi diaolgare col tuo Crescione alle ééérbe e salsiccia sbriciolata, con l’accento più acuto non si può.

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E al primo morso d’incanto scompaiono tutte le elucubrazioni mentali che ti avevano fatto compagnia durante la paziente attesa. E’ buono, quello che hai in mano, dannatamente buono. E’ la tua madeleine, è di nuovo la cena delle tue vacanze dei vent’anni, ha il gusto della libertà, della spensieratezza di tutte le estati passate, presenti e future. Rewind. Play. Rewind. Play. Ritornare umani. E’ solo un disco di pasta. E’ la storia di un territorio. E’ la storia di nonna Gigliola e di chissà quante altre nonne. E’ la Romagna.

(*) Nota : Le foto che ho scattato si riferiscono al chioschetto di Pinarella, dove finisce la pineta e comincia il lungomare Grazia Deledda, uno dei tanti disseminati per la Riviera, forse il mio preferito, forse quello che mi è più comodo, dal momento che pratico Cervia e dintorni da tempo immemore, ma ne potrei citare tanti altri, certo di mandarvi a colpo sicuro per una buona piada.
Qui. Una bella lista di riferimento, per la zona

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