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Dietro le quinte del Fight Club della Cucina Italiana, Foodie Goes to Postrivoro.

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“E’ la prima volta? Eh…” La dicono lunga sia la faccia di chi la pone, la domanda, sia quella del malcapitato e un po’ spaesato Foodie, invitato a partecipare al suo primo Postrivoro dietro le quinte. Faenza, esterno giorno. Sono le 11 di una fredda domenica mattina di dicembre quando attraverso il voltone di Borgo Dulbecco: il profumo della legna che arde nei bracieri, la gente che si muove, già qualche bicchiere che tintinna, ancora non lo so, è solo una sensazione a suggerirmelo: sto per vivere l’esperienza più punk che si possano augurare a un food enthusiast like me.

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Cibo, vino e design sono gli elementi portanti del format ideato quasi 5 anni fa dall’associazione RAW Magna con l’obiettivo di chiamare a raccolta ad ogni appuntamento giovani sous-chef provenienti da importanti esperienze in campo internazionale, insieme a sommelier e protagonisti del mondo dell’arte e del design. “Un luogo immaginario, immaginario e saltuario, un animale immaginario e saltuario che si nutre di persone e di storie, delle storie di quelle persone”. Così sentirò descriverlo da Enrico Vignoli – tra i fondatori di Postrivoro – ai venti fortunati ospiti mentre si accomodano a tavola nella grande sala allestita nel Chiostro della Chiesa della Commenda.‘

A Wild Team Food Hackers’. Navigando in Rete alla ricerca di informazioni è questa una delle definizioni del Postrivoro in cui potrà capitare di imbattersi, probabilmente anche la più azzeccata. Proprio come l’immaginario animale che lo raffigura il Postrivoro è difficile da immortalare e definire in maniera univoca: un rito, forse, una sorta di sabba pagano che attraversa allo stesso tempo luoghi e anime, infrangendo tutte le regole, la prosopopea e la sacralità dell’Alta Cucina.

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Un evento in cui è normale che, mentre nella sala da pranzo principale l’avvocatessa portoghese Joana Santiago  racconta la propria scelta di abbandonare a 30 anni la professione forense per dedicarsi corpo e anima all’azienda vinicola di  famiglia, una porta più in là un “altro” Santiago – in questo caso di nome – conduca le operazioni di una brigata quanto mai eterogenea, spiccando nella babele di idiomi mescolata alla musica a volume altissimo, probabilmente le condizioni ideali per  Santiago Lastra Rodriguez, 25 anni, di cui gli ultimi 4 spesi tra il Mugaritz e il Noma di Copenaghen Nordic Food Lab, che guida sorridente la cavalcata nel Ventre della Bestia, comandando una giostra fatta di cavalieri con indosso solo un grembiule per armatura e un bicchiere come arma. Pancho, Mao, Taka, Yoji sono alcuni dei nomi che riesco a sentire affiorare dall’organizzatissimo caos, mentre attendo l’ok per prelevare un paio di piatti da portare di là.

Nel giardino del chiostro, intanto, spazio a musica e arte. Il dj-set dell’amica Elisabetta La Funky nella casa/serra all’aperto, ricordo della recente esperienza di Postrivoro nel quartier generale Airbnb di San Francisco che ha sancito un’importante partnership tra il progetto faentino e il più grande network di home hosting del mondo, nell’ottica di offrire agli aderenti al circuito Airbnb un’esperienza di food immersion tipicamente romagnola, dal tornio da stampa escono a ciclo continuo le opere uniche di Enrico Versari e Innokentiy Fateev – le stesse che hanno impreziosito la sala da pranzo in queste due giornate di Postrivoro, mentre lo spazio “Off” si anima sempre di più di ospiti e degli amici che hanno collaborano alla riuscita dell’evento, in una ormai indistinta massa festante.

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Il sole invernale è già sceso da un pezzo quando si spengono i due grandi bracieri sui quali, poche ore prima, bolliva il pentolone del Vin Brulè. “Stanco” e “Felice” sono le parole che echeggiano ancora nel chiostro quando l’ultima pentola è stata lavata e l’ultima cassa di bicchieri è stata caricata sul camion. Il primo è andato, il prossimo sarà ancora più bello.

Fenice Catering & Banqueting è lo sponsor tecnico di Postrivoro. L’evento di San Francisco è stato organizzato grazie a I Custodi delle Vigne dell’Etna, Campari USA, Cinefood, Ente Ceramica di Faenza, Golden Cluster Winery, lo studio di Architettura Bartoletti Cicognani, Imola Faenza Tourism Company, Agricola Bonfanti, Carpigiani Gelato University. Grazie a Roberto Taddeo Foto per l’immagine di copertina.

 

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